La quindicesima edizione della Festa del Cactus cade in un anno bisestile funestato dalla pandemia, gravi cambiamenti climatici, locuste e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo atteso il venerdì 17 del mese di luglio per prendere la decisione definitiva: la Festa del Cactus avrà luogo nonostante tutto, e si farà l’11 settembre

Una nuova sede, anzi vecchia

A causa delle recenti disposizioni per il contenimento dell’epidemia da Covid-19 l’area del parco adiacente Cà de Mandorli, sede della nostra manifestazione dal 2015, è stata transennata per evitare l’assembramento nelle vicinanze delle aree adibite a bar, ristorante e discoteca. Ciò ha compromesso irrimediabilmente la possibilità di allestire la Festa del Cactus.

Desiderosi di portare comunque a compimento i nostri propositi di dare continuità alla manifestazione nonostante il Covid-19, abbiamo ritenuto doveroso rispondere positivamente all’invito che ci è stato fatto da parte del Museo Memoriale della Libertà, di riportare la Festa del Cactus nel luogo in cui la manifestazione è nata nel 2006.

Dopo gli incontri preliminari di rito siamo quindi giunti a un accordo per organizzare la quindicesima Festa del Cactus negli spazi del Museo, sito in via Giuseppe Dozza 24 a Bologna.

Scorcio dell’esposizione presso il Museo Memoriale della Libertà nel 2009.
Per evitare l’asembramento, quest’anno gli allestimenti degli espositori saranno collocati all’esterno degli edifici.

Accessibilità, innanzi tutto

In questi anni ci siamo abituati a svolgere la manifestazione in un contesto naturale, in prossimità di uno dei più importanti parchi della Regione, ma pur sempre esposto al rischio delle intemperie e difficile da raggiungere con i mezzi pubblici.
Al contrario, la nuova sede offre ampie aree al coperto e vanta una posizione logisticamente ottimale, posta com’è sull’arteria principale cittadina, la Via Emilia (che in questo tratto prende il nome di via Giuseppe Dozza), servita ottimamente dalle linee urbane di autobus e corriere durante tutte le ore del giorno e della notte.
Il contesto ambientale, tra l’altro non si discosta molto dal precedente, poiché l’area espositiva è circondata da un vasto fondo agricolo inframezzato da aree boscate.

Alla ricerca di simbolismi: Cerro Maggiore e la peste del ‘600

Il Museo Memoriale della Libertà è stato realizzato dalla famiglia Ansaloni, proprietari del fondo, in prossimità di un antico complesso di caseggiati di certa origine medievale, costituito da una torre con annessa corte fortificata e una piccola chiesa intitolata a San Giorgio.

Cerro Maggiore

L’antico caseggiato medievale detto Cerro Maggiore con la torre d’avvistamento,
la cinta fortificata e la chiesetta intitolata a San Giorgio

Di particolare interesse è il ruolo che questi edifici avrebbero avuto in occasione della terribile pestilenza di manzoniana memoria.

Maggio 1630: i varchi delle mura fortificate di Bologna sono attraversate da truppe lanzichenecche, soldati di ventura impegnati nell’assedio della città di Mantova. Non sono male intenzionati ma portano con sé la peste, che in tre anni causa la morte di quindicimila persone, un terzo dell’intera popolazione cittadina e di oltre diciottomila persone nelle campagne adiacenti.
Dai primi giorni del contagio il Cardinale Bernardino Spada, sostenuto dal Senato cittadino ne tenta il contenimento, chiudendo nove dei dodici varchi della città e imponendo che ogni persona o merce possa accedere solo se accompagnata dalla Fede di sanità, sorta di documento che ne attesta la provenienza. La gente è obbligata a rimanere in quarantena nelle proprie abitazioni per quattro mesi.
Per proteggere la popolazione sana dal contagio sono promulgate molteplici disposizioni, attuate dall’Ordine dei Ministri degli Infermi dei frati Camilliani, riconoscibili per la croce rossa che recano sulla veste. Molti di loro perdono la vita nel compiere il proprio ufficio.
I malati sono allontanati rapidamente al di fuori delle mura cittadine e ricoverati nei lazzaretti, ospedali allestiti all’occorrenza e collocati sottovento, a est della città.

Uno di tali lazzaretti è, con ogni probabilità Cerro Maggiore, presso cui si terrà la quindicesima edizione della Festa del Cactus che sfrutterà l’occasione per esorcizzare il dramma causato dal Covid-19, che da alcuni mesi sta condizionando la vita dell’intera popolazione umana.

Ci auguriamo che questa sia l’occasione per ritrovarci tutti in una condizione di temporanea spensieratezza, per tornare più forti di prima e pronti a fronteggiare possibili recrudescenze della malattia fino a che questo brutta esperienza giunga alla fine, e rimanga solo un brutto ricordo.

Raffigurazione secentesca  di un medico che indossa la consueta divisa a protezione del contagio pestilenziale. Da notare la mano sinistra che regge un ramo di opuntia originaria dal Nuovo Mondo, dotata di poteri taumaturgici.